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Il processo di integrazione tra le economie, della maggior parte dei paesi del mondo (sviluppatosi soprattutto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale), che ha generato un insieme di fenomeni, tra i quali l’ aumento del commercio internazionale, la diffusione delle imprese multinazionali e la finanziarizzazione dell’economia è conosciuto con il termine Globalizzazione. L’effetto provocato da tale processo su scala mondiale è la richiesta di una crescente capacità competitiva, poiché le distanze si sono drasticamente ridotte e a competere tra loro non si trovano soltanto gli stati ma soprattutto i territori e i relativi sistemi economici. La telematica trasmette incessantemente e ovunque informazioni economiche; le industrie, le produzioni e i flussi monetari si spostano velocemente dov’è più conveniente fare affari, gli acquirenti si rivolgono altrettanto immediatamente ai mercati a minor costo. Quasi tutti i paesi asiatici e latinoamericani, in minor misura quelli africani, sono oggi in grado di offrire sul mercato internazionale manufatti a prezzi assai contenuti, dati i costi estremamente bassi della manodopera. A detta degli economisti tutti i paesi che, come l’Italia, hanno costi di produzione più elevati, possono riguadagnare competitività solo razionalizzando al massimo le tecniche produttive, e soprattutto incentivando le produzioni ad alta tecnologia aggiunta e i servizi detti “superiori” (il terziario avanzato): l’informatica, la ricerca scientifica, la cultura, le consulenze, l’attività bancaria e finanziaria ecc. Sono purtroppo tutti ambiti nei quali l’Italia registra in genere gravi ritardi. La politica industriale è stata perlopiù impostata sul cosiddetto “segmento produttivo medio” e non è sostenuta da un adeguato sistema di finanziamenti. Quanto agli ambiti basilari del terziario, i trasporti e le vie di comunicazione sono spesso poco efficienti, mentre il settore di vendita è polverizzato in un numero eccessivo di esercizi commerciali. Nel caso particolare della Bassa Padovana, ci troviamo di fronte a una situazione ben rappresentativa se paragonata a quella dell’intero territorio nazionale: un sistema economico costituito in gan parte da un tessuto produttivo di piccole e medie imprese che necessitano di una forte azione di qualificazione per competere sul mercato, considerando gli effetti appunto della globalizzazione. E se per la competitività bisogna puntare su ricerca e innovazione è altrettanto vero che questa si concretizza tra territori e relativi sistemi economici più che tra le singole aziende. Da uno studio recente del Coordinamento delle Categorie economiche della Bassa Padovana (che intende farsi “promotore di un progetto orientato a creare in questo territorio delle condizioni favorevoli per sostenere lo sviluppo e la competitività delle imprese, coinvolgendo in questo le Istituzioni e gli Enti Locali” e si pone come un “interlocutore unitario rappresentativo del mondo imprenditoriale dell’area”) , si evidenzia l’esigenza di sviluppo di quest’area da troppo tempo trascurata all’interno della provincia: la Bassa Padovana è caratterizzata da un’estensione di 947,24 km2 (pari al 44,1% della superficie provinciale e al 5% di quella regionale), da un numero di abitanti che si aggira sulle 200mila unità e un numero di addetti che operano nei settori economici e produttivi pari a circa 63mila unità; Si individuano oltre 26.500 unità produttive pari al 20,8% del totale provinciale; le imprese agricole rappresentano il 29,9% del totale più elevata della media provinciale che è del18,5% anche se in continua contrazione; Si individuano7.836 imprese artigiane che rappresentano il 29,5%, l’industria manifatturiera e le costruzioni che rappresentano insieme il 28,4% delle unità totali. Commercio-alberghi-ristorazione rappresenta il 25,2%, un quarto del totale. Infine il reddito prodotto nell’area nel 2004 è stato di oltre 4 miliardi e 200mila €, pari al 19,9% del prodotto interno lordo provinciale con un reddito pro capite di 20.800 € annui inferiore alla media provinciale (24.400 €). Il buon grado d’imprenditorialità evidenziato dalla presenza di affermati comparti industriali ed artigianali, un significativo sviluppo del terziario, una qualificata agricoltura e una cresente propensione delle imprese alle innovazioni di prodotti e dei processi produttivi sono segnali inequivocabili di un sistema economico locale vivace nel quale sono presenti punti di forza oltre che di debolezza come un deficit infrastrutturale e di sviluppo rispetto all’area centrale e settentrionale della provincia. La tendenza dei soggetti pubblici e privati del territorio della Bassa Padovana è di cogliere e valorizzare i punti di forza programmando e attuando interventi volti a favorire lo sviluppo eco-sostenibile rivolgendo l’attenzione in particolare su infrastrutture, servizi, sicurezza e ambiente: la sfida competitiva tra sistemi territoriali passa dunque attraverso una progettualità che prevede nuove opere di viabilità per alleggerire la congestione della rete esistente principale (organizzando una gestione efficiente del traffico merci con conseguente riduzione dell’impatto ambientale) e inoltre la realizzazione di nuove aree industriali-artigianali (nonché il recupero di quelle sottoutilizzate) dotate di una rete di servizi alle imprese per consentire un’accellerazione dei processi di sviluppo; attenzione dovrà essere rivolta alla qualità della vita in termini di sicurezza alla persona e alle cose, agli interventi di riqualificazione urbana attravesso la valorizzazione dei centri storici e l’aumento dell’accessibilità, localizzando verso l’esterno i centri direzionali e del terziario in prossimità di grandi nodi di comunicazione; infine la valorizzazione del turismo attraverso un maggiore apprezzamento del sistema museale e delle città murate dell’area. Si presenta l’occasione attraverso i PATI e l’IPA di considerare la pianificazione territoriale in termini di area vasta per uno sviluppo integrato ed omogeneo del sistema territoriale della Bassa padovana. Particolare cura dovrà essere riservata al comparto agricolo del territorio dov’è presente un’agricoltura moderna caratterizzata da produzioni specializzate e di qualità ben integrate nell’ambiente. La tendenza progettuale mira all’incremento della produzione di energie rinnovabili, sostenendo quelle imprese agricole che mostrano propensione all’investimento e alla riconversione delle proprie produzioni per il miglioramento delle condizioni ambientali. Tale desiderio di sviluppo è rappresentato inoltre da due piani di programmazione contenenti le linee guida per l’assetto urbanistico e viario della provincia di Padova dei prossimi anni:il Consiglio provinciale ha approvato a fine luglio scorso gli aggiornamenti al Ptcp ovvero Piano territoriale di coordinamento provinciale e il Piano per la viabilità. Frutto di un lavoro di 4 anni di incontri tra le amministrazioni locali e la Provincia, il Ptcp affronta tutti gli aspetti del teritorio, dall’urbanistica alla viabilità, alla sicurezza, alla mobilità e all’ambiente. Strumenti questi che pongono la Provincia come ente intermedio, nel quale le scelte sono date dal risultato del dialogo e del confronto. I principi fondamentali che hanno ispirato il Ptcp sono: il riequilibrio territoriale tra il centro, il nord e il sud della provincia; la diffusione dell’ “effetto Padova”; la messa in rete di tutto il sistema urbano-produttivo con attenzione alla domanda di mobilità espressa dallo spazio rurale. Si tratta della riadozione del Ptcp varato nel 2004 dal Consiglio aggiornato con 4 novità: il decreto Urbani,la nuova legge sul commercio, le novità della Legge 11 e il grande capitolo sul risparmio energetico e le energie alternative. Il Piano attraverso una programmazione ampia (che funga da cornice) mira a lasciare un certo grado di autonomia alle singole comunità che si avvalgono dello strumento urbanistico del PATI (Piani di assetto territoriale intercomunale) che verrà recepito dal Ptcp. L’aggiornamento del Piano della viabilità, complementare al Ptcp, è stato anch’esso approvato, ed ha da subito favorito l’arrivo di importanti finanziamenti: si parla della concretizzazione di grandi opere che sono in grado di cambiare i flussi del traffico anche del nostro territorio. Recentemente sulla questione settentrionale delle infrastrutture è intervenuto anche il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che analizzando il trend positivo dell’economia internazionale evidenzia che il Sistema Italia cresce ad un ritmo minore dei principali competitori europei e comunque anche in senso assoluto la crescita è molto contenuta. Una crescita del 2% non garantisce la difesa di livelli di benessere conquistati e non genera progressi percepibili, creando altresì soltanto tensioni distributive. Il trend economico internazionale positivo suggerisce una serie di riforme strutturali indispensabili per modernizzare il paese favorendone lo sviluppo, collegato a una drastica riduzione della spesa pubblica corrente. Il maggior dinamismo del 2006 non dev’essere un evento episodico se l’obiettivo è quello di riportare la crescita economica su valori più sostenuti: solo così si potrà consolidare la ripresa e aumentare per tutti le opportunità. La pubblica amministrazione deve indirizzare il proprio intervento su problematiche che interessano tutto il Paese: la caduta della produttività, l’ammodernamento delle infrastrutture e della logistica, la riqualificazione della scuola e dell’università, gli investimenti pubblici e privati per ricerca e innovazione, la concorrenza e le liberalizzazioni, sulla qualità e il funzionamento della macchina statale. Il cuore della questione settentrionale è individuato nella carenza delle infrastrutture: caso emblematico risulta Belluno, penultima provincia in Italia per dotazione di strade, ferrovie, aeroporti, collegamenti telematici, ma tra le prime 15 più industrializzate. Il sistema Italia è soggetto a costi enormi ricadenti sulla collettività per la mancata realizzazione di tali opere: qui il settore privato potrebbe giocare un ruolo importante. Anche qui il caso di Belluno può suggerire nuove soluzioni: La collaborazione tra le associazioni di Belluno, Treviso, Udine, e Pordenone stà dando l’esempio lavorando a un progetto, in gran parte autofinanziato, per aprire un varco autostradale verso l’Europa. Iniziativa realizzabile nonchè lodevole (con l’approvazione del governo) ma che trova ostacoli nell’incertezza delle regole, nella burocrazia amministrativa, nella difficoltà di reperire risorse private e in opposizioni localiste più o meno fondate, ma quasi sempre strumentalizzate. Lo snellimento della burocrazia porterà a vantaggi sia in termini di tempo, che di costi di realizzazione, in quanto il problema non è la mancanza di risorse ma il meccanismo decisionale che va contro gli interessi di cittadini e imprese. Pertanto diminuire l’intervento pubblico in economia è un passaggio fondamentale per costruire un sistema più moderno ed efficiente. L’Associazione Salicetum (che ha nel proprio Statuto la valorizzazione dell’area……) invita a considerare il territorio della Bassa Padovana, in particolare il comune di Saletto, come luogo strategico di sviluppo e riqualificazione di aree industriali esistenti (come pensato nel Ptcp e di conseguenza nei PATI), nonché luogo dove prevedere la nascita di aree destinate all’insediamento di servizi alle imprese e alla logistica. Sulla stessa linea di Unindustria Padova e Confagricoltura Pafova, considerando la frammentazione comunale delle aree industriali della bassa padana, riteniamo opportuno incentivare l’addensamento e lo sviluppo dei Poli sorti in prossimità di nodi viari strategici: uno di questi sarà l’incrocio tra la Valdastico sud (la cui realizzazione e il suo completamento fino a Trento rappresenta una grande opportunità per le provincie di Ferrara-Rovigo-Padova-Vicenza, creando un percorso alternativo alla Bologna-Modena-Mantova-Trento, nel quale la Bassa Padovana viene a essere territorio strategico, se ben sostenuto da sinergie e dinamismo tra le realtà politica, economica e sociale) e la nuova SR10 nella zona del Montagnanese; attraverso una visione più ampia, sottolineiamo l’incrocio in quest’area di due importanti Corridoi europei inclusi nella lista dei TEN (Trans European Network), ovvero di grandi vie di comunicazione su ruota e su rotaia varate dell’Unione Europea: il Corridoio V Lisbona-Kiev [l’asse est-ovest che consentirà all’Italia di eliminare una serie di punti deboli, recuperando i flussi di traffico provenienti da Portogallo, Spagna, Francia e Svizzera, finora dirottati su percorsi alternativi al di sopra delle Alpi, collegandola ai mercati dell’ex-Urss] e il Corridoio I Palermo-Berlino [l’asse nord-sud collega nove regioni italiane e assume un ruolo importante per le comunicazioni con l’Europa centrale ed orientale intersecando appunto in Corridoio V, nello spirito della politica Europea di coesione economico-sociale]. Si suggerisce di creare in tutti i Poli di interesse provinciale, strutture con funzione di logistica e di “interscambio merci” che costituiscano occasione di aggregazione di altri servizi alle imprese: tali Nodi di interscambio saranno localizzati in aree strategiche rispetto alle reti viaria e ferroviaria (tramite metodologia VAS scelta dal PATI), consentendo la de-localizzazione dei magazzini di stoccaggio delle singole aziende, alleggerendo di conseguenza il traffico pesante delle aree urbanizzate, creando punti di sosta e assistenza a mezzi e conducenti. Tali Poli potrebbero divenire accentratori di sportelli servizi, centri convegni e formazione a diretto contatto con le realtà industriali, nonché centri per l’innovazione tecnologica richiamando giovani ricercatori da tutto il nord-est, e non solo, vista la prossimità con città universitarie di prestigio quali Padova, Venezia, Bologna, Verona. |